Slow Food Day 2013

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Segnate in agenda il 25 maggio, giorno in cui torna lo Slow Food Day, giunto ormai alla sua terza edizione.

Dopo esserci concentrati su agricoltura di prossimità e cambiamenti climatici, puntiamo ora i riflettori su un tema che ci tocca da vicino: gli sprechi. Spreco di cibo, ma non solo: si parlerà di acqua, salute, risorse e beni comuni.

Come ormai da tradizione, le Condotte italiane vi aspettano in 300 città con mercati, degustazioni, incontri con i produttori e laboratori educativi.

http://www.slowfood.it/slowfoodday/

 

CIBO, SALUTE E BIODIVERSITA’

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“ORTI URBANI”
Settembre 2013

Corso di formazione della durata di circa 20 ore per  max 20 partecipanti, dedicato a tecnici e amministratori locali

La coltivazione dell’orto-giardino in città è diventato un fenomeno” rilevante in Europa ed in molte città d’Italia. La coltivazione dell’orto in città può equilibrare la vita lavorativa e le tensioni emotive, tra attività dell’ingegno e manualità. Gli orti urbani sono visti oggi come un importante strumento di politica sociale e per la qualità alimentare, e costituiscono anche un mezzo di recupero del paesaggio ed offrono anche piacere e qualità estetica.

 

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“ORTI TERAPEUTICI”   
Ottobre 2013

Corso di formazione della durata di circa 20 ore per  max 20 partecipanti, dedicato a operatori in ambito sociale e sanitario

La salute vien…zappando. L’aspetto spirituale-terapeutico del rapporto con la natura è stato sempre conosciuto e studiato fin dall’antichità.

Paradiso deriva dall’antico persiano e significa “Giardino privato del re”. Dal 1600 si è iniziato a considerare i benefici che l’attività di orto-giardino portavano all’uomo, ma è nel 1700 che Benjamin Rush, il padre della psichiatria americana, affermò che lavorare il terreno e coltivare le piante aveva un beneficio sulla salute mentale umana. Negli Stati Uniti, in Canada, in Australia, in Giappone, in Inghilterra ed anche in Francia così come in Olanda, Belgio e Germania l’Horticultural Therapy viene sperimentata con successo in ospedali, case di cura e centri di riabilitazione, ed è praticata come una vera e propria disciplina scientifica. Chi può trarre benefici dalla terapia orticolturale? Case protette, Programmi di aiuto alla salute mentale, Programmi di sostegno ai malati di Alzheimer, Centri diurni per anziani, Programmi per i malati oncologici, Programmi e strutture per malati terminali, Comunità alloggio, Associazioni dei ciechi, Comunità di permanenza assistita, Gruppi-famiglia, Ospedali, Programmi di disintossicazione, Unità di riabilitazione Gruppi di difesa dell’infanzia, Rifugi per vittime di abusi, Programmi per giovani a rischio, Istituti correzionali, Rifugi per senzatetto.

 

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“ORTI DIDATTICI”
Novembre 2013

Corso di formazione della durata di circa 20 ore per  max 20 partecipanti, dedicato a insegnanti delle scuole

 Sarebbe bello che ci fosse un progetto di orto per i bambini in ogni scuola! Insegnare ai bambini il gusto e la naturalità del cibo, i tempi delle stagioni, il mettere le mani nella terra è importante. Gli orti didattici servono per spiegare ai più giovani non solo il gusto e i cicli della natura, ma anche il senso della pazienza e la necessità di conservare i semi, l’origine di tutto, perché il cibo, e quindi la vita, sia replicabile l’anno dopo. Seminare e coltivare frutta e ortaggi sono attività che mettono a frutto le abilità manuali, le conoscenze scientifiche, lo sviluppo del pensiero logico-interdipendente, la maturazione di capacità previsionali. Slow Food, già dal 2004, ha portato una esperienza di scuola dell’orto nata in California, che in Italia è diventata “l’Orto in Condotta”.

Oggi conta più di 400 orti scolastici in Italia e costituisce lo strumento principale delle attività di educazione alimentare e ambientale nelle scuole. Insieme agli studenti, gli insegnanti, i genitori, i nonni e i produttori locali sono gli attori del progetto, costituiscono la comunità dell’apprendimento per la trasmissione alle giovani generazioni dei saperi legati alla cultura del cibo e alla salvaguardia dell’ambiente

I VALORI DEL VERDE E DEL PAESAGGIO

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Seminario Maggio 2013

Gruppo di lavoro SLOW FOOD Paola Cannas, Damaris Casula, Alessandra Guigoni
La manifestazione dedicata ai valori del verde, quelli dell’ambiente naturale e antropizzato e quelli dei prodotti alimentari vegetali, è rivolta alle istituzioni locali e ad un ampio target di cittadini, con lo scopo di favorire la diffusione della cultura del verde e dell’ambiente, per promuovere un ulteriore coinvolgimento di tutti nelle azioni di sostenibilità ambientale e miglioramento  della qualità della vita.
Le innumerevoli valenze del mondo vegetale costituiscono per la Sardegna la straordinaria ricchezza degli ambienti naturali, mentre rappresentano un potenziale ancora da sviluppare nell’ambito del verde urbano e nella filiera alimentare.
Le conversazioni dedicate a temi del verde, giardini e paesaggio, collegati ad obiettivi di benessere e qualità saranno sviluppate da relatori che portano a conoscenza la loro personale esperienza.
E’ intenzione degli organizzatori fare in modo che l’evento possa diventare periodico, da tenersi almeno una volta all’anno, e diventi un forum di riferimento  dove gli esperti del settore possano incontrarsi per contribuire allo sviluppo dei moderni concetti di gestione integrata del verde in Sardegna.
Due giornate sui temi del parco, giardino e orto di qualità
Articolazione delle sessioni
Ia parte Pianificare con il verde
( foreste, garighe, assetto idrogeologico, sostenibilità ambientale…; )
IIa parte  Progettare il verde
( parchi urbani, giardini,  spazi verdi, verde storico, verde verticale, coperture verdi, climatizzare con il verde  in edilizia, turismo verde…)
IIIa parte  Le qualità degli orti
( orti urbani, orti didattici, orti solidali, orti decorativi…)
Laboratori didattici sul tema: “L’arte dell’orto e del frutteto”.

Mettiamo fine alla fabbrica di schifezze

Carne di cavallo di cui nessuno riesce a seguire le tracce, che portano dalla Francia alla Romania e non dicono nulla su tipologia di allevamento, qualità dei foraggi, benessere degli animali, rispetto di norme igienico sanitarie nella macellazione e nella trasformazione (Carlo Petrini, da La Repubblica, 14 febbraio 2013)

Sessanta per cento italiani getta il cibo almeno una volta a settimana

Fonte: www.aiol.it

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A fotografare le abitudini del nostro Paese è il primo questionario sullo spreco domestico in Italia, realizzato da Last minute market e Università di Bologna con il servizio scientifico interno della Commissione europea tramite il suo istituto per la salute e la protezione dei consumatori e con il Karlsruhe Institut Fur Technologie.

Dal frigorifero al bidone della spazzatura. Gli italiani sprecano e anche tanto. Basti pensare che il 60% degli italiani getta il cibo almeno una volta a settimana. A fotografare le abitudini del nostro Paese è il primo questionario sullo spreco domestico in Italia, realizzato da Last minute market e Università di Bologna, dipartimento scienze e tecnologie agro-alimentari, con il servizio scientifico interno della Commissione europea (joint research centre – jrc) tramite il suo istituto per la salute e la protezione dei consumatori e con il Karlsruhe Institut Fur Technologie.
Un’iniziativa che si affianca alla costituzione di Waste Watchers, il primo Osservatorio nazionale sugli Sprechi a breve attivo per iniziativa dell’Università di Bologna. Uno strumento “scientifico e al tempo stesso un veicolo di approfondimento, informazione e comunicazione sulle cause dello spreco e sulla concreta controproposta di ‘policy’ di comportamento efficaci per prevenire e ridurre lo spreco, questione centrale del nostro tempo, dal cibo all’acqua all’energia, passando per farmaci, abbigliamento e molti altri beni di consumo” spiega all’Adnkronos il fondatore, l’agroeconomista Andrea Segre’, con l’esperto di statistica Furio Camillo.
In particolare l’indagine rileva anche che il 48% butta il cibo nella spazzatura anziché riutizzarlo in compost o per nutrire animali, come fa il 20% circa, e soprattutto anziché donarlo, come solo il 4% dichiara di fare. Il 52%, inoltre, dichiara di gettare meno cibo di due anni fa, mentre il 28% non ha variato la sua abitudine.
Notevoli, con una precisione del 70% circa, le correlazioni fra tipologia di consumo e propensione allo spreco. In particolare secondo l’osservatorio gli acquirenti di cibi snack e carne rossa o pollame sembrano poter incorrere più facilmente nello spreco del cibo. Nel modello entra anche in gioco anche il fattore localizzativo del rispondente. Ad esempio, se si tratta di intervistati di alcune regioni del sud la probabilità ancora una volta aumenta.
Ma perché il cibo si butta? Il 40% degli intervistati dichiara di sbagliare nella conservazione e gestione delle scorte di cibo mentre un secondo livello (con percentuali intorno al 20%) assume ragioni legate alla gestione del cibo cucinato o al bilanciamento fra acquisto e numero di pasti da preparare.